Lettera a mia figlia

La testimonianza di un padre – membro di un Club – al termine del Corso di sensibilizzazione all’approccio ecologico sociale ai problemi alcol correlati e complessi (metodo Hudolin)
Torino 12-17 Dicembre 2016.

Ciao Elena, come va?

Com’è andata la verifica di matematica’ Sicuramente bene….sei in gamba figlia mia!
Vorrei che, quando hai un momento, leggessi queste poche righe e, magari, ci riflettessi un pò su.
Noi, purtroppo, ci vediamo molto poco e, a parte i messaggi su whatsapp, non ci parliamo neanche tanto, eppure abbiamo……o forse ho….tante cose da dirti: . Partendo da questo nostro rapporto….strano….o forse solo difficile da inquadrare, vorrei ,insieme a te, cercare di capire cosa ci ha condotti qua e quale strada ci potrà portare fuori da questa comune sofferenza.
Prima che la vita ci regalasse il tuo arrivo io e tua madre eravamo una coppia “normale”, ognuno con un lavoro, un tenore di vita soddisfacente, una vita sociale attiva….Spesso ci si trovava in compagnia ed ogni occasione era buona per brindare alla vita.
Sembrava che tutto funzionasse a dovere e sarebbe stato così se in tutto questo non fosse entrato, piano piano…..in punta di piedi, un nuovo “amico”..: l’alcol.
Un amico che ti scalda il cuore nei momenti “giù”, che ti dà ottimi consigli su come essere sempre il più divertente della compagnia, che ti insegna a non preoccuparti per “stupidaggini” come multe o bollette… Insomma: un grande amico! Così decisi di portarlo a casa con me, tua madre non era molto d’accordo…. ma era un amico discreto…. che sapeva stare al suo posto e che usciva solo quando volevo io. Tant’è che, quando seguimmo tutto il percorso per poterti adottare, lui se ne stava nascosto per bene…..Ogni tanto lasciava qualcosa di se in giro e qualcuno la trovava…(esami del sangue alterati…) ma , con qualche scusa la rimettevo a posto.
Poi sei arrivata tu! La tua presenza ha riempito così tanto la nostra casa che l’amico se n’è dovuto andare …:non c’era posto per lui. Tu avevi così tanto bisogno di noi e noi di te che, per qualche tempo, non c’era bisogno di nient’altro, era tutto in quella bolla colorata che ci avvolgeva.
Ma il tempo passava, tu crescevi e i tuoi bisogni sono cambiati, le tue esigenze non erano più… vitali, adesso andavi all’asilo, camminavi, correvi, parlavi, giocavi con i tuoi amichetti….. E così l’amico che se n’era andato è tornato a bussare alla nostra porta. Devo dire che non mi è dispiaciuto riaccoglierlo in casa: era stato via un bel po’ e ne sentivo la mancanza….e poi un po’ di buonumore fa sempre bene!
In breve tempo ha cominciato a diventare sempre più invadente, a volte decideva lui per me e chi era intorno a me non era molto contento….Ma io assicuravo a tutti che non c’era problema, che lui non aveva nessun potere su di me, tutto cosa facevo l’avevo deciso io!
A volte cercavo di convincerlo cha era meglio che se ne fosse stato un po’ più tranquillo, discreto; andarsene no perche mi sarebbe dispiaciuto, ma un minimo di educazione…! Ma lui aveva ottimi argomenti per convincermi a lasciarlo fare e, tutto sommato, mi ero abituato all’idea che fosse lui a decidere : meno lavoro per me.
Inutile dire che, in breve tempo, è diventato il padrone di casa. Tua madre reagiva con urla, minacce, piatti sbattuti contro il muro…..Tu, povera creatura, eri come un fiorellino in un prato al passaggio di una mandria di bisonti, abbandonata alla tua disperazione quando tutta la casa esplodeva in liti senza senso e senza fine in cui venivano fuori tutti i veleni che ristagnavano in noi.
Lui però era un tipo tosto: le liti e le minacce quasi lo nutrivano, lo rafforzavano, al punto che decise anche di andare a lavorare al mio posto…..Era tanto bravo a fare l’animatore di cene e feste ma, come capo cantiere, valeva poco e ,alla fine, anche i soldi cominciarono a scarseggiare.
Tua madre decise allora di andarsene portandoti via da tutto questo, lasciandomi con il mio amico fidato a farmi compagnia. Per un po’ siamo stati bene, io e il mio amico soli ma, ad un certo punto, si impose una scelta : o lui o te!
Qui, figlia mia, finisce la metafora ed inizia la realtà: Io mi sono trovato in una situazione dalla quale non sarei mai potuto uscire solo con le mie forze, che andava affrontata insieme ad altre persone disposte a condividere con me tutta la sofferenza che si era creata dentro e intorno a me. Quelle persone potevate essere tu e la mamma, noi eravamo come un puzzle disfatto: se vuoi rimetterlo a posto devi avere tutte le tessere…. altrimenti sono solo pezzi di cartone colorato.
Dopo che siete andate via ho conosciuto delle persone che mi hanno accolto tra di loro e che si sono rese disponibili a cambiare loro stessi per cambiare me, persone che hanno condiviso con me tutto ciò che ho portato e mi hanno offerto ciò che portavano. La prima esperienza in questo senso è stata positiva ma non completa infatti, dopo un periodo di benessere, il mio amico si è ripresentato alla porta ed io l’ho nuovamente accolto….e sai perché ? mancava una cosa essenziale : mancava la famiglia! Quando nella mia vita è arrivata Giorgia il percorso è ricominciato perche la famiglia, comunque essa sia composta, è la cellula sulla quale si costruisce tutto un organismo…! Ora, con lei e gli amici del Club, sto lentamente ma continuamente camminando verso un orizzonte di serenità e pace .Serenità e pace che vorrei tanto potessero essere ciò che avvolge il nostro rapporto inacidito dagli eventi.
Ti chiedo una cosa grande Elena: ti andrebbe di accompagnarmi in questo percorso verso un futuro di Amore, Condivisione, Pace?

Ti voglio bene! Papà.

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