Stili di vita a rischio

 

Relazione sul corso di sensibilizzazione ecologico- sociale ai problemi alcolcorrelati e complessi
e ad altri comportamenti a rischio, coordinato da Giampaolo Carcangiu, 
Salerno, 26 febbraio – 3 marzo 2018.

“Il concetto di salute è una risorsa per la vita quotidiana e non lo scopo della vita”.

E’ un concetto multidimensionale , un processo dinamico sempre esposto al fattore di rischio. Un dato statistico fornito dall’ OMS è che il 92% dei decessi totali annui registrati trova fra le cause,come fattori di rischio modificabili, le seguenti :
fumo
alcol
alimentazione
sedentarietà.
Un filosofo statunitense del XIX secolo asseriva che finché c’è vita c’è pericolo. Come non dargli ragione?
L’atteggiamento mentale e culturale della “resilienza” insegna, in questo senso, ad autoripararsi dopo un danno, riuscendo cosi a riorganizzare in positivo la propria vita.

Posto che i prerequisiti della salute sono la casa, il cibo, l’istruzione,il reddito,le relazioni,la giustizia sociale,l’OMS ,per guadagnare salute, si pone 19 obiettivi fra cui la riduzione del 25% delle morti premature, il 10% del consumo di alcol, il 25% della prevalenza dell’ipertensione. Un dato preoccupante a cui guardare è che , a causa delle diseguaglianze socio-economiche, aumentano le diseguaglianze di salute e in Italia il rischio di morire cresce all’abbassarsi della scolarizzazione che mette in essere , ad esempio, comportamenti a rischio come il consumo del cosiddetto “junk food o comforting food” (cibo spazzatura ricco di zuccheri e/o acidi grassi saturi).

“Ragionare di salute è molto difficile, di patologie è relativamente facile”.

L’educazione alla salute non può prescindere oggi e per il futuro dall’occuparsi degli stili di vita, dei modelli di comportamento sociali.
La promozione della salute (Pds) ha il compito di restituire alla comunità e dunque alle famiglie le conoscenze, le abilità, le risorse necessarie per il suo conseguimento .Cosa si intende per “giustizia sociale in medicina?”
Interesse dell’ecologia sociale non è l’individuo ma gli aggregati demografici localizzati, le comunità intese come “famiglie di famiglie” nei confronti delle quali è utile prendere in considerazione:
i determinanti di salute
non modificabili come la genetica, il genere, l’età
socio-economici come l’occupazione,la povertà….
ambientali come l’aria,l’acqua,l’abitazione…
stili di vita (alimentazione…)
accesso ai servizi (case…),
per affrontarne i fattori di rischio :
individuali come ad esempio il fumo e l’azzardo
ambientali (inquinamento)
sociali ( difficoltà economiche, diseguaglianze…).

La maggior parte degli stili di vita a rischio ha relazioni esistenti tra i sistemi ecologici nella comunità. In relazione alla filo e ontogenesi (prosecuzione della specie e dell’individuo) è piu’ importante intervenire sui danni, sugli stili di vita oppure puntare alla costruzione di una comunità competente? Il terzo quesito risponde alla opportunità di creare occasioni di relazioni e di scambio di una cultura solidale che non perseguita le diversità ma favorisce la tutela per i piu’ deboli ed è capace di incidere sul diritto alla salute individuale e collettiva.
L’empowerment di comunità ovvero il senso di appartenenza ad un gruppo di persone puo’ produrre azioni finalizzate a migliorare la qualità della vita, ed i CLUB (comunità multifamigliari) ne sono esperienza significativa. Nei club infatti si apprendono e si migliorano le abilità di vita (LIFE SKILLS) come il senso critico,la consapevolezza del sè,la creatività, la capacità di gestire emozioni e stress che influiscono sui comportamenti di salute ( health behaviors).

Per evitare il “bracconaggio culturale” come le trappole dell’ azzardo e dell’ alcol,ad esempio, la “responsabilità” favorisce la protezione e la promozione della salute.
L’approccio globale alla multidimensionalità del disagio alcol-correlato e agli altri fattori di rischio nell’AES (approccio ecologico sociale) deve tenere in considerazione la cultura sociale, l’adeguatezza dei programmi di sensibilizzazione, di educazione e promozione della salute oltrechè la diffusione, la qualità e l’accessibilità dei programmi di formazione degli operatori.

“La differenza fra le cose possibili e quelle non possibili è la misura della volontà umana” ed in questa direzione il club va inteso come laboratorio di promozione della salute nella comunità.

Su un piano personale ho trovato l’esperienza trascorsa molto utile alla comprensione di quella condizione di sofferenza e disagio,che il prof.Hudolin chiamava “multidimensionalità della vita umana” ,che si allarga e prende tristemente posto nelle nostre comunità . Ho sperimentato, anche attraverso l’esperienza in un club di famiglie con problemi azzardo-correlati, che i valori della condivisione,della solidarietà e il confronto sincero sono “medicine” che curano le ferite piu’ profonde e possono fungere da guida per il cammino della vita di ognuno di noi.

Poichè il mio lavoro quotidiano come infermiera è proprio legato alla relazione di aiuto nei confronti delle persone della comunità, il mio impegno futuro sarà sempre piu’ improntato a sostenere e a stimolare iniziative, anche formative, che possano incidere rispetto agli stili di vita a rischio e favorire cosi una qualità di vita salubre a cui tutti abbiamo diritto di poter aspirare.
Sally

 

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